Seconda fase Stati generali editoria, settimo incontro con le categorie

È il turno dell’Agcom e dei CoReCom agli Stati generali dell’editoria, per concentrare l’attenzione sulla stampa locale, sulla sua rilevanza e sulla domanda in continua crescita nella società attuale.
L’incontro dal titolo “Il pluralismo dei territori: come valorizzare la risorsa informazione oggi” si è tenuto nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, martedì 18 giugno 2019.

Il confronto è partito dal presupposto che, a differenza di quanto accade negli altri compartimenti del settore informativo, l’informazione locale, su qualsiasi mezzo sia veicolata, è sempre più richiesta. La domanda è in forte crescita, crescita che però non è bilanciata sul fronte economico, considerate anche le dimensioni ridotte delle aziende che producono informazione locale, quasi tutte medio-piccole. La crisi, quindi, si fa sentire anche nel locale, nonostante questo tipo di informazione sia alla base del senso di comunità e di connessione sociale e che vanti un’offerta informativa di alta qualità.

Ferruccio Sepe, Capo Dipartimento e attento mediatore di tutti gli incontri degli Stati generali, chiarisce quali siano le tre “C” che non devono mai mancare in un sistema informativo valido: “Credibilità, creatività, contenuti”.

“La forza dell’informazione locale sta nell’immediatezza e nella vicinanza” fa notare Marianna Sala, Presidente del CoReCom Lombardia, che analizza poi come la rivoluzione apportata da internet nel mondo dell’informazione abbia giovato anche e soprattutto all’informazione locale. Infatti, grazie alla globalizzazione, c’è un sovraccarico delle notizie nazionali ed internazionali e per questo è riemerso il bisogno delle notizie territorialmente vicine.

Il Sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi, quando interviene, sottolinea che “il vero strumento per superare la crisi è il recupero dell’autorevolezza e la formazione di opinione pubblica qualificata. Serve un ripensamento del fondo per il pluralismo nella sua interezza e della sua destinazione. Se un contributo va dato, questo deve riguardare la stampa locale e l’informazione digitale locale ancora più che quella nazionale. Ma bisogna anche verificare l’efficacia degli interventi, che spesso non hanno stimolato reazioni virtuose, con i beneficiari seduti ad attendere interventi fine a sé stessi. Se come attore pubblico dobbiamo garantire l’informazione come bene non è dunque attraverso il sistema dei rimborsi spese, ma piuttosto con la garanzia di mantenimento di una soglia minima al di sotto della quale non c’è più informazione di qualità”.

Per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari degli editori locali, che soffrono in misura maggiore rispetto alla stampa nazionale, il Sottosegretario mostra “perplessità” rispetto alla domanda di ripristino della pubblicità istituzionale sulla stampa locale, che potrebbe portare con sé “effetti di distorsione anche politica”.

Per gli intervenuti la vera responsabilità della crisi è da imputare non tanto alle nuove tecnologie che hanno stravolto il settore (a causa sicuramente della poca regolamentazione) quanto piuttosto alla mancata formazione degli addetti ai lavori, che non hanno saputo cogliere le opportunità dei nuovi mezzi e ai lettori, soprattutto più giovani, a cui viene attribuita una scarsa formazione culturale che li ha lasciati esposti ai pericoli più reconditi del web.
Mario Morcellini, Commissario Agcom, sull’argomento afferma: “La mediatizzazione diventa cruenta senza dosi massicce di formazione. E solo chi ha formazione non resta vittima della digitalizzazione. Lo dimostra il fatto che l’opinione pubblica informata e competente non è cresciuta nel Paese con il moltiplicarsi delle fonti di informazione sulla rete”.

Della stessa idea è Paolo Lattanzio (M5S), componente della commissione Cultura della Camera, che propone un “patentino” per la formazione dei giovani all’uso delle nuove tecnologie, fin dalla scuola, “senza demandare tale ruolo formativo alle associazioni. Il pubblico si riappropri del compito di elaborare una nuova strategia pedagogica. Cominciamo a ragionare sulla qualità della comprensione”.

Alcune delle proposte pervenute hanno riguardato il ripristino dell’obbligo di iscrizione al ROC anche per le piccole imprese -proposta avanzata dal presidente CoReCom Emilia RomagnaStefano Cuppi-, e un maggiore supporto reciproco rafforzato, specie in vista della riforma dell’editoria, tra Agcom, CoReCom e Governo. Su questo si è espresso il Presidente nazionale dei Comitati Regionali Filippo Lucci che propone un utilizzo organico dei dati raccolti grazie al ROC -Registro degli Operatori della Comunicazione- che contiene i dati raccolti da ciascun comitato a livello regionale, specchio della situazione attuale utile per comprendere e migliorare il settore nella sua peculiarità.

Una delle richieste più salienti è quella dell’assegnazione di nuove funzioni ai Comitati Regionali per lasciare “più spazio ai CoReCom, per valorizzare l’eccellenza dei territori”, obiettivo raggiungibile con valutazioni più ponderate sul futuro dell’Agcom “nella scelta delle persone per la guida dell’autorità strategica”.

Anche in questo incontro è stato toccato il tema degli Over The Top: l’esigenza comune è quella di affrontare definitivamente e a livello internazionale il capitolo dei rapporti con le grandi piattaforme, poiché la questione riguarda anche, e non in misura contenuta, le testate locali.

Il video dell’incontro è presente sul sito del DIE.