A caccia di IA: come riconoscere i contenuti artificiali 

In un mercato mediatico ormai saturo di contenuti realizzati con l’Intelligenza Artificiale (IA), molti si chiedono che cosa si può fare per rendere l’operato dell’IA riconoscibile e identificabile. 

Così hanno iniziato a diffondersi non solo regolamentazioni sull’uso dell’IA, ma sistemi per riconoscerla tramite la tecnologia. È questo lo scopo primario di C2PA, la prima coalizione internazionale per tracciare i contenuti artificiali. 

Una filigrana per riconoscere IA

A studiare i primi strumenti per riconoscere l’uso dell’IA nei contenuti sono state proprio le grandi corporation della comunicazione, come Microsoft e Google. Le due multinazionali fanno parte della C2PA, una coalizione internazionale volta a riconoscere, identificare e inserire in criteri precisi le immagini realizzate con l’Intelligenza Artificiale. 

L’idea alla base della coalizione è di rendere le immagini in IA riconoscibili tramite una filigrana, che le ricopra nel momento in cui vengono immesse sul mercato. 

Solamente un occhio digitale sarebbe in grado di riconoscerne la presenza, rendendola invisibile allo sguardo umano e permettendone la regolare fruizione. 

Alcune delle obiezioni relative a tale protocollo fanno riferimento, come prima cosa, alla difficile applicabilità di tale principio su scala globale. 

In uno scenario politico dove anche questioni di più larghe vedute risultano di difficile accordo, una questione ancora molto discussa come l’IA può risultare un terreno di scambio difficoltoso. 

Manca, inoltre, un ente super partes che assicuri un uso imparziale e affidabile di tale tecnologia, nonché una garanzia che lo strumento sia manomesso o rimosso all’insaputa degli utilizzatori. 

M.F.Z.