Appello all’Unesco per riconoscere il latino e il greco patrimonio umanità

Il latino e il greco nell’elenco Unesco dei beni immateriali costituenti patrimonio dell’intera umanità. E’ questa la richiesta presentata dall’Accademia Vivarium Novum e dall’Istituto Italiano per gli studi filosofici.

Il latino e il greco nell’elenco Unesco dei beni patrimonio dell umanità: una richiesta che viene portata avanti da diversi anni. Nel 2017 c’è stato anche un Odg, approvato dal Senato italiano, che impegnava il governo italiano ad attivarsi proprio per presentare all’Unesco la domanda per dichiarare il latino e il greco patrimonio culturale dell’umanità non soltanto europea, ma anche extraeuropea e a richiedere di nominare l’Italia ‘scrigno simbolico’ e crocevia delle culture e delle lingue greca e latina.

Successivamente rappresentanti d’altri Paesi si sono uniti per chiedere ai propri governi d’avanzare la stessa proposta all’Unesco: movimenti vari in Francia, in Spagna, in Inghilterra, in Bulgaria stanno mettendo in campo diverse iniziative, nelle quali l’Accademia Vivarium Novum è coinvolta per raggiungere la meta del riconoscimento di tutte le lingue classiche (dunque anche sanscrito, cinese classico, arabo classico, persiano medievale, ebraico classico, etc.), come patrimonio dell’intero genere umano.

IL TESTO DELL’APPELLO

« (…) chiediamo all’UNESCO di farsi garante d’una continua sensibilizzazione dei governi europei per invitarli a impegnarsi (…) per la salvaguardia concreta delle lingue latina e greca, come massima espressione della sostanza culturale d’Europa (…) e d’impegnarsi per dichiarare il latino e il greco “patrimonio culturale dell’umanità” (…) ».

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L’APPELLO INTEGRALE (di seguito):

“Appello per il riconoscimento del latino e del greco come “patrimonio immateriale dell’umanità”

«L’umana cultura ha spesso, in occidente come nelle regioni d’oriente, sentito quasi l’esigenza di lingue atte non solo a superare i confini spaziali che separano uomo da uomo, ma anche a riunire, vinta la tirannide del tempo, sapienti vissuti in epoche diverse, la cui voce, espressa in una forma non soggetta alle mutazioni del divenire continuo, giungesse viva e chiara ad altri cercatori nel corso dei secoli. Queste lingue, non mai o non più parlate da nessun popolo, hanno svolto nella storia delle idee e della cultura un ruolo fondamentale, e tuttora costituiscono un inestimabile tesoro dell’umanità. Così il sanscrito ha, non solo in India, trasmesso intatte dottrine e speculazioni filosofiche da epoche remotissime fino ai nostri giorni; così l’arabo classico e il persiano medievale ci hanno consegnato le meditazioni dei mistici sufi e le discussioni dei pensatori che riflettevano con profondità sui testi sacri e sulle opere d’Aristotele e Platone; così la lingua ebraica, solo di recente riportata alla vita, ha per quasi due millenni tramandato la sapienza d’un popolo nelle forme consacrate dai suoi testi; così il cinese antico ci consente ancor oggi d’ascoltare la lezione di Confucio e Laoze. Tutte queste lingue, e le civiltà ch’esse esprimono, costituiscono un grande patrimonio, che va tutelato e difeso.

L’Odissea di Omero (inizio)

L’Europa tutta riconosce nelle civiltà greca e latina le radici storiche del proprio mondo e il tesoro inesauribile della memoria comune del vecchio continente. La lingua greca, sfruttando la sua estrema malleabilità e la sua formidabile potenza espressiva, ha dato voce al pensiero filosofico e, attraverso di esso, a concetti come quello di libertà, di virtù, di democrazia, di politica, dell’idea che trascende la miseria transeunte. È la lingua in cui s’è forgiato tutto il lessico intellettuale europeo, che ancor oggi s’adopera nell’intero mondo occidentale ogni volta che si fa riferimento a creazioni o scoperte dello spirito umano, alle scienze della natura, alla medicina, alla filosofia. Il latino, con la sua solennità e la sua concretezza, ha accolto l’eredità della Grecia, e ha costituito, ben oltre i confini temporali dell’Impero politico che la sosteneva e diffondeva, il veicolo comune della cultura europea, dando la possibilità ad uomini diversi per nazionalità, per religione e per costumi, di sentirsi cittadini di una unica res publica, che, pur avendo perduto quella unità materiale ch’era stata garantita da Roma, ne conservava i due doni più preziosi: la lingua unica e le leggi.

Le Metamorfosi di Ovidio

Di latino s’è nutrito il messaggio cristiano, terza radice della nostra civiltà, che ha fatto vibrare un nuovo apporto vitale sulle note immortali della liturgia; l’azione politica e civile di Carlo Magno e dei suoi successori, nonché le imponenti ramificazioni del monachesimo e il lavoro degli umanisti ne hanno corroborato e maggiormente diffuso l’uso tra tutti i popoli d’Europa, e l’hanno trasformato nel cemento che ha culturalmente unificato per tanti secoli il variegato mosaico di genti che la compongono. Il latino ha conservato, nello scorrere del tempo e delle epoche, un’incredibile vitalità, perché ha saputo sempre rinnovarsi adeguandosi di volta in volta alle diverse esigenze del mondo di cui diventava espressione.

In latino si sono espressi S. Tommaso e Dante, Giordano Bruno ed Erasmo, Tommaso Moro e Galileo, Cartesio e Leibniz, Newton e Gauss, insieme all’armonico coro di voci diverse di migliaia d’altri scienziati, letterati, giuristi, filosofi, matematici, umanisti che han fatto l’Europa.

Latino e greco hanno costituito la base fondamentale dell’educazione d’ogni uomo colto dell’occidente fino alla metà del Novecento, continuando a far sentire in tal modo il loro benefico influsso su tutta la nostra civiltà. L’Europa si sta oggi avviando verso una nuova unità: l’Unione europea, che si sta realizzando gradualmente, ma con rapidità. Viviamo già in una realtà d’unione finanziaria, di libera circolazione delle persone, dei beni, dei capitali e dei servizi, e va realizzandosi a pieno titolo anche l’unione monetaria. È necessario però che l’Europa unita recuperi anche e soprattutto la consapevolezza della sua identità culturale e non dimentichi le civiltà e le lingue che l’hanno prodotta, coltivandole come bene collettivo, espressione dell’uniformità di concetti e di pensieri di tipo europeo.

Villa Falconieri, Frascati, sede dell’Accademia Vivarium Novum (Foto da en.wikipedia.org – Autore R Clemens – licenza CC BY-SA 3.0)

Le nuove esigenze di tipo pragmatico stanno lentamente emarginando lo studio delle lingue latina e greca nelle scuole di tutta Europa. I futuri uomini colti del nostro continente rischiano dunque d’ignorare quasi del tutto il passato in cui affondano le radici della nostra civiltà e del nostro pensiero. Non ci si può accontentare d’una conoscenza sommaria e superficiale raggiunta attraverso traduzioni e resoconti in chiave moderna: né può costituire elemento di conforto la presenza del latino e del greco come lingue in scuole di tipo professionalizzante, destinate solo a formare futuri antichisti, in cui tali discipline non hanno più la funzione formativa di garantire una possibilità all’uomo colto d’accedere alle radici del suo passato, ma costituiscono un mero strumento di lavoro per lo svolgimento della sua futura professione.

Delle tre radici della civiltà europea, latina, greca e cristiana, l’Italia, per la sua particolare condizione di territorio in cui la cultura ellenica ha sviluppato fiorenti colonie e straordinarie scuole di pensiero filosofico, e Roma ha costituito da un lato il centro propulsore dell’impero che da lei prende nome, e dall’altro la sede primaria e il punto d’irradiazione della cultura cristiana; l’Italia, dicevamo, rappresenta quasi il punto d’ideale confluenza storica. È per questo che chiediamo all’UNESCO:

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano, Napoli (Foto da www.positanonews.it)
  • di farsi garante d’una continua sensibilizzazione dei governi europei per invitarli a impegnarsi, soprattutto nelle loro politiche scolastiche, per la salvaguardia concreta delle lingue latina e greca, come massima espressione della sostanza culturale d’Europa, portata in diverse parti del mondo
  • d’impegnarsi per dichiarare il latino e il greco «patrimonio culturale dell’umanità» non soltanto europea, ma anche extraeuropea, come elemento unificante della civiltà occidentale e come eredità d’inestimabile valore lasciataci da oltre duemilasettecento anni di storia culturale,
  • di voler investire il governo italiano della responsabilità di “garante della salvaguardia del latino e del greco” come discipline portanti, assieme alla filosofia, di una scuola formativa non professionalizzante, e d’un’educazione globale e umana delle nuove generazioni;
  • e di nominare l’Italia “scrigno simbolico” e crocevia delle culture e delle lingue greca e latina, perché si sviluppi un interesse che coinvolga tutti i settori della sua cultura, dal sistema scolastico al mondo della scienza, dello spettacolo e dei mezzi di comunicazione di massa».

Puoi firmare la petizione su: http://www.vivariumnovum.net/unesco.