USA, giornalisti categoria a rischio: nel 2025 aggressioni aumentate

Immagine ripresa dal sito Freedom of the Press Foundation.

Dopo le analisi italiane sulle intimidazioni alla categoria giornalistica, il 2025 si chiude con un report anche da parte statunitense in materia di aggressioni ai media.

Il Rapporto 2025 della Freedom of the Press Foundation, organizzazione non profit di New York che mette a disposizione di reporter investigativi tecnologia e corsi di formazione, ha monitorato gli episodi di violenza contro i media. Il bilancio sembra destare preoccupazioni anche nella terra del sogno americano.

Infatti, le violenze verbali e fisiche sembrano essere aumentate sensibilmente da quando il Presidente Trump è tornato alla Casa Bianca. Questa la prima impressione del Report. Le politiche anti-immigrazione dell’amministrazione hanno spinto i giornalisti a seguire più da vicino l’azione della polizia ICE (Immigration and Customs Enforcement). Il risultato? Un maggior numero di aggressioni a giornalisti e fotografi su tutto il territorio statunitense. 

Disordini civili e aumento delle aggressioni

Il Report individua le proteste come il luogo e il momento più delicato e pericoloso per i giornalisti. I quali si ritrovano a denunciare arresti, per poi essere rilasciati senza accuse ore dopo, nei migliori dei casi, giorni dopo e con qualche livido nei peggiori. La causa di base sono l’aumento dei disordini civili.

L’esposizione durante le proteste dei lavoratori nell’ambito della comunicazione agli attacchi, tuttavia, non è il solo fenomeno evidenziato dai dati. Infatti, il rapporto mostra anche un aggravamento della situazione lavorativa di giornalisti e reporter americani anche per via dell’ostilità aperta da parte delle attuali istituzioni americane, con presunte accuse di parzialità, favoreggiamento o fake news.

Fornendo delle percentuali e dei dati su questo fenomeno, il Report indica che il maggior numero di segnalazioni e testimonianze si registrano in relazione alle proteste politiche sull’immigrazione. Il 90% dei giornalisti arrestati nel 2025 si trovavano proprio nella prima linea delle manifestazioni, mentre perseguivano lo scopo del loro lavoro: documentare. Si contano infatti 170 aggressioni contro reporter e giornalisti solo nel 2025. Un numero che si scontra pesantemente con il totale di 175 aggressioni avvenute tra il 2022 e il 2024.

L’autrice del Rapporto, Stephanie Sugars, spiega che da quando il tracciamento sulle violenze è attivo, quindi dal 2017, le proteste hanno dimostrato di essere i luoghi più pericolosi per i giornalisti. Nonostante Sugars sottolinea che un nesso con la retorica trumpiana ostile ai media non possa essere una causa diretta di questi aumenti delle aggressioni, le sue politiche aggressive verso la stampa “possono essere interpretate come una forma di legittimazione di altre aggressioni”.

Continuare ad arrestare giornalisti senza un’accusa ma semplicemente per il continuo svolgimento del loro lavoro è un processo di criminalizzazione dell’attività giornalistica, denuncia la Freedom of the Press Foundation.