
L’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea (Ue) si schiera a favore della normativa italiana sull’equo compenso per l’utilizzo online di contenuti giornalistici.
La direttiva dell’Ue
Una decisione importante per gli editori italiani nella battaglia per la retribuzione dei contenuti diffusi sul web. Come riportato dal Sole 24 ore, l’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue avrebbe deliberato in favore della compatibilità della normativa italiana con il diritto comunitario. La questione è stata sollevata dal TAR del Lazio, chiamato a valutare il recepimento della direttiva Ue sul diritto d’autore nel mercato unico digitale.
La direttiva europea riconosce agli editori un diritto economico per l’uso online dei propri contenuti da parte di colossi digitali come Meta. Il parere dell’Avvocato generale stabilisce che non sono in contrasto con il diritto comunitario né l’obbligo per le piattaforme digitali di versare un compenso agli editori, né le misure che le obbligano a fornire dati utili per stabilire l’ammontare. Allo stesso modo, non viola le norme europee il divieto di ridurre la visibilità dei contenuti editoriali durante le trattative.
Il ricorso di Meta e il pugno di ferro dell’AGCOM
Meta ha presentato ricorso al TAR per contestare la delibera con cui l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) aveva fissato i criteri per determinare l’equo compenso. Secondo il gruppo, la normativa italiana non sarebbe pienamente coerente con i principi del diritto dell’Ue, in particolare con la Carta dei diritti fondamentali.
Un’ipotesi respinta da AGCOM e dall’Avvocato generale, che hanno ribadito la legittimità di affidare a un ente pubblico il compito di vigilare sul rispetto della normativa, di proporre criteri per la determinazione del compenso e applicare sanzioni qualora sia necessario.
La ricerca di equilibrio
Si ribadisce la necessità di garantire l’equilibrio tra le parti: gli editori saranno liberi di non concedere l’autorizzazione o di farlo gratuitamente, mentre le piattaforme non saranno obbligate a pagare in assenza di un effettivo utilizzo dei contenuti, rispettando la libertà contrattuale. Ma l’Avvocato generale Ue sottolinea anche la frammentazione della disciplina del diritto d’autore nei vari Stati membri, auspicando un maggiore coordinamento.
La reazione degli editori europei, e in particolare italiani, è stata di forte soddisfazione. Secondo molti rappresentanti del settore è un riconoscimento fondamentale del valore economico e sociale dell’informazione professionale. Sopratutto in un contesto in cui le testate giornalistiche faticano a sostenersi economicamente di fronte a causa della concorrenza delle grandi piattaforme digitali. Le associazioni di categoria chiedono da tempo che i giganti del web, come Meta e Google, riconoscano l’apporto degli editori, attraverso accordi commerciali trasparenti o tramite meccanismi regolamentati a livello nazionale e sovranazionale.
Articolo di B.F.L.






