
L’8 ottobre 2025 la Commissione europea ha pubblicato le linee guida per applicare efficacemente il Regolamento sulla trasparenza e l’orientamento della pubblicità politica (TTPA). Agli attori politici e ai prestatori di servizi di pubblicità politica vengono illustrate delle indicazioni pratiche e spiegazioni dettagliate per applicare correttamente le nuove norme.
L’obiettivo sarebbe quello di salvaguardare non solo la libertà di stampa e di informazione ma anche la qualità del dibattito pubblico e l’integrità dei processi elettorali. Nonostante ciò, secondo alcune piattaforme online e attori politici, in questo modo si rischia di inaridire lo stesso dibattito pubblico.
Tali indicazioni saranno oggetto di una discussione in seno alla Commissione mercato interno (IMCO) dell’eurocamera il prossimo 16 ottobre.
Un sistema in grado di contrastare la disinformazione
Il Regolamento 2024/900, adottato nel marzo 2024 ed entrato in vigore il 10 ottobre 2025, non disciplina il contenuto delle pubblicità, tantomeno vieta gli annunci. Mira piuttosto a creare delle migliori modalità di divulgazione. Ogni annuncio pubblico deve infatti dichiarare apertamente chi lo finanzia, con quale importo e a quale pubblico si rivolge.
Bruxelles punta a costruire un sistema solido, in grado di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle campagne elettorali e che possa contrastare la disinformazione. In tal senso, particolare attenzione è riservata alle operazioni FIMI (interferenza e manipolazione dell’informazione dall’estero) soprattutto in periodi concomitanti con gli appuntamenti elettorali.
In merito a ciò, il capo negoziatore del Parlamento europeo, Sandro Gozi (Renew Europe), sottolinea che il nuovo regolamento “è la risposta europea allo scandalo Cambridge Analytica”. Nel 2018 erano state, infatti, scoperte delle gravi violazioni della privacy da parte dell’azienda britannica di consulenza politica. Nello scandalo era rimasta coinvolta anche Facebook per aver venduto dati sensibili di milioni di persone senza il loro consenso.
Opinioni discordanti
Google e Meta hanno annunciato che preferiscono abbandonare il business delle pubblicità politiche in tutta l’Ue, anziché conformarsi alle nuove regole. In risposta, l’eurodeputato Gozi ha fatto notare come la scelta dei giganti del digitale dimostri, ancora una volta, la loro tendenza a privilegiare il profitto piuttosto che a rispettare le regole.
D’altra parte, anche l’Unione europea di radiodiffusione (Uer) e il Consiglio degli editori hanno espresso le loro perplessità. Si teme, infatti, che gli editori possano avere difficoltà a conformarsi alle regole.
Inoltre, partiti politici più piccoli potrebbero essere colpiti dalle regole più di altri. Candidati indipendenti, soggetti politici più piccoli e più nuovi rischierebbero in questo modo di perdere canali accessibili per raggiungere un bacino di elettori molto ampio. Come conseguenza, si evidenzia una possibile restrizione del pluralismo democratico.
Articolo di E.V.






