
La trasformazione digitale oggi costituisce un fenomeno di portata sistemica che incide profondamente sulle strutture economiche e sociali. In ambito aziendale non si limita all’introduzione di strumenti tecnologici innovativi, ma implica una revisione complessiva degli assetti organizzativi, dei modelli decisionali e della cultura d’impresa.
Questo cambiamento, introdotto da AI Act e legge 132/2025, influenza in modo significativo le modalità di svolgimento dell’attività produttiva e l’intera gestione del rapporto di lavoro.
Temi del dibattito sulla digitalizzazione
L’utilizzo crescente di sistemi digitali avanzati –soprattutto quelli basati su algoritmi e IA– ha ampliato il dibattito ben oltre le questioni tecniche, portando in primo piano temi giuridici cruciali:
• trasparenza dei processi decisionali automatizzati;
• individuazione delle responsabilità;
• necessità di una supervisione umana effettiva;
• tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori.
Questi sono i temi determinanti per la costruzione del nuovo quadro giuslavoristico europeo e nazionale.
IA e algoritmi: due concetti da distinguere
Nel contesto della digitalizzazione del lavoro è essenziale chiarire la differenza tra IA e algoritmo, spesso utilizzati come sinonimi.
Secondo l’AI Act, un sistema di IA opera con diversi gradi di autonomia, può aggiornarsi dopo la messa in uso e produce output idonei a influenzare il mondo reale o virtuale. Al contrario, l’algoritmo, è una sequenza di istruzioni prefissate, che non evolve autonomamente e restituisce risultati prevedibili a parità di input.
Inoltre, i sistemi adattivi dell’IA pongono questioni più complesse in termini di controllo, prevedibilità e verificabilità delle decisioni automatizzate.
Nelle imprese l’impiego di IA e sistemi algoritmici è ormai consolidato lungo diverse fasi dell’organizzazione, dalla selezione del personale alla valutazione delle performance e automazione dei processi produttivi. Questi strumenti portano benefici in termini di efficienza e riduzione dei costi, ma generano rischi rilevanti riguardo l’occupazione, la protezione dei dati e la discriminazione dovuta all’opacità di algoritmi distorti.
Recente quadro normativo europeo
In Europa sono state introdotte due importanti norme che riguardano l’IA nel mondo del lavoro.
La prima è la Direttiva (UE) 2024/2831, che obbliga le piattaforme a spiegare come funzionano gli algoritmi e a garantire sempre un controllo umano sulle decisioni automatizzate. Tuttavia, esclude il lavoro tradizionale, che comunque è sempre più influenzato dalla tecnologia.
La seconda norma è il Regolamento europeo sull’IA (AI Act), molto più ampio e destinato a incidere profondamente sul modo in cui l’IA potrà essere usata.
L’AI Act vieta i sistemi considerati pericolosi, come quelli che manipolano i lavoratori, che misurano le emozioni o che fanno valutazioni “di merito sociale” e alcuni strumenti che aiutano i datori di lavoro a selezionare, controllare o valutare i dipendenti.
Trasformazioni in ambito nazionale
La giurisprudenza italiana si è già confrontata con casi di utilizzo improprio dei sistemi automatizzati nel lavoro.
Dal 2022 il tema della gestione algoritmica del lavoro è regolato dal Decreto Trasparenza. Tale normativa impone al datore di lavoro di informare in modo chiaro lavoratori e rappresentanze sindacali dell’utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio completamente automatizzati. Questo obbligo informativo è stato interpretato rigorosamente, qualificando la sua violazione come condotta antisindacale.
La legge n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, prevede più trasparenza, la creazione di un Osservatorio nazionale sull’IA e la tutela delle professioni intellettuali in cui l’IA può aiutare, ma non sostituire la persona.
In sintesi, l’approccio legislativo è molto chiaro: la tecnologia deve restare uno strumento nelle mani dell’essere umano, non rimpiazzarlo né limitarne il ruolo.
Articolo di D.C.G.






