
Tra il 2012 e il 2024 la libertà di espressione è diminuita del -10%. Un dato preoccupante che apre il Report UNESCO 2022-2025 sulla libertà di parola nel mondo.
L’analisi, che coinvolge i 194 Stati Membri dell’Organizzazione, non solo concentra i suoi dati sulle tendenze globali riguardanti la libertà di parola, ma studia anche il livello di sicurezza per i giornalisti e lo sviluppo dei media a livello mondiale.
Un declino della libertà di parola ed espressione così pronunciato “non si vedeva da decenni”, si legge nel report. Khaled El-Enany, direttore generale dell’UNESCO, ribadisce gli obiettivi dell’Organizzazione: “L’UNESCO continuerà a guidare gli sforzi globali per rafforzare il pluralismo e garantire che la diversità sia non solo protetta, ma anche attivamente promossa”. Perché “la libertà di espressione e d’informazione non è un’opzione: è la condizione stessa per una pace duratura”.
Difendere, promuovere, informare
I dati emersi dal Rapporto fanno lanciare l’allarme. Dal 2012 si abbassa del -10% la libertà di espressione e aumenta significativamente l’autocensura giornalistica. Il tasso di incidenza di questo fenomeno di autodifesa personale aumenta del +63% in questo decennio, con un tasso annuo del +5%.
I giornalisti uccisi contati dall’UNESCO sono 186 solo nel periodo di riferimento più ristretto dell’analisi, quindi tra il 2022 e il 2025. Uccisi mentre si trovavano sul campo di zone di guerra, il dato aumenta del +67% rispetto al Report precedente (2018-2021). Solo nel 2025 si contano 93 giornalisti uccisi, di cui 60 caduti nelle zone di conflitto.
Importante riportare il tasso di impunità di tali decessi, che rimane troppo alto nonostante gli impegni internazionali per combattere questo fenomeno. Anche se è visibile un miglioramento del trend, (dal 95% del 2012 siamo scesi al 85% del 2024) l’impunità rimane dilagante.
Se non sono uccisi, i giornalisti devono affrontare una vasta gamma di attacchi non solo verbali, digitali e legali ma anche e soprattutto fisici. Spesso anche costretti all’esilio, con il tasso più alto registrato in America Latina e nei Caraibi, i giornalisti colpiti da intimidazioni di ogni genere aumentano sempre più in quasi tutti i Paesi analizzati. Si contano infatti 749 attacchi solo per i giornalisti che si sono occupati di questioni ambientali, con una forte incidenza negli ultimi anni.
Discorso a parte per le giornaliste donne, che hanno subito violenze online e fisiche durante lo svolgimento del proprio lavoro, con un aumento del +73% rispetto al 2020.
Slancio positivo nonostante i numeri
Parte del Report è dedicata anche ad alcuni miglioramenti registrati. Progressi sono stati fatti per la comunicazione e l’accesso a internet: infatti, +1,5 miliardi di persone hanno avuto accesso tra il 2020 e il 2025 a social media, internet e app di messaggistica. La partecipazione civica è un dato fondamentale all’acquisizione personale e collettiva di coscienza sociale e, soprattutto, di accessibilità all’informazione.
L’UNESCO conclude infine con 3 grandi temi-soluzione. Per invertire il trend negativo che si sta aggravando sempre di più è necessario: investire nel giornalismo libero e indipendente; garantire trasparenza nella sfera digitale soprattutto in un contesto digitale, con accesso trasparente e responsabile alle informazioni; insegnare agli utenti e cittadini il modo corretto per informarsi, parlare online, navigare in sicurezza e riconoscere deepfake.
Per rafforzare questi tre principi, l’UNESCO ricorda le Linee guida globali per la governance delle piattaforme digitali pubblicato nel 2023 e pensato per aiutare gli organismi di regolamentazione nazionali e continentali.
Con l’augurio che questa regressione generalizzata inviti a un’azione più decisa da parte dei governi di tutto il mondo a favore della democrazia e non scoraggi giornalisti e lavoratori dei media, El-Enany chiosa: “di fronte a una regressione storica, dobbiamo agire insieme per proteggere e difendere il diritto di tutti a pensare, scrivere e informarsi“.






