
Nella giornata del 14 gennaio 2026 la 2° Commissione Giustizia ha indetto un’audizione presso la Sede del Senato per discutere il disegno di legge delega per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali.
Durante la seduta, il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (OdG), Carlo Bartoli, ha espresso soddisfazione per l’impianto generale della legge. Nonostante questa opinione positiva, precisa che le specifiche riguardanti la categoria sono da trattare in maniera approfondita e accurata in sede di decreti attuativi.
Parola d’Ordine: Professionalità
Considerando l’ambiente e le tempistiche dell’audizione, Bartoli non ha approfondito sulle specifiche della proposta di legge per la riforma dell’ordinamento. Tuttavia ha elencato diversi temi da tenere in conto in futuro per la buona riuscita di una legge aggiornata per rinnovare il sistema. Infatti, in un mondo completamente cambiato rispetto alla legge di riferimento (Legge n. 69/1963), sostiene Bartoli, si trovano delle difficoltà ad applicare le norme dell’ordinamento.
Oltre a queste premesse, Bartoli si augura un lavoro di restaurazione compatibile alle necessità dell’OdG, armonizzando gli ordini professionali “senza schiacciarli in una unità illogica”.
Andando nel dettaglio, Bartoli parla di 5 punti fondamentali da tenere a mente quando si affronterà la stesura della legge in maniera dettagliata.
In primis, l’importanza di modernizzare l’esame d’ammissione e la tematica dell’equo compenso. In tema di aggiornamento, inoltre, il presidente ritiene fondamentale aggiornare le procedure disciplinari attraverso l’uso della telematica. “Sarebbe importante una norma quadro” in materia, sottolinea. Inoltre, è necessario imporre dei limiti al titolo professionale. Reprimere l’abuso del termine e non attribuirlo a influencer e figure che non hanno le competenze e capacità serve a non “inquinare” il mondo dell’informazione
Infine, la necessità di una giusta e obbligatoria formazione. La formazione è ciò che permette ai giornalisti di rimanere aggiornati e competenti. La professione infatti richiede preparazione in diversi ambiti e la formazione è una delle modalità che garantisce lo standard della qualità giornalistica. Per questo motivo, specifica Bartoli, “chi non adempie agli obblighi, non può praticare la professione”. Dunque, “si può pensare a una sospensione” della professione per gli inadempienti.






