AGCOM multa Cloudflare: aperto lo scontro tra Ue e Big Tech 

AGCOM multa Cloudflare per oltre 14 milioni di euro a causa del mancato rispetto delle direttive antipirateria collegate al Piracy Shield

Il CEO, Matthew Prince, ha annunciato una battaglia legale in nome della libertà d’espressione, trasformando il provvedimento in uno scontro politico e regolatorio tra Ue e Big Tech statunitensi.

Sovranità europea messa alla prova 

Il dibattito sulla decisione dell’Autorità si è allargato coinvolgendo giuristi, analisti del cloud e investitori, che leggono il caso come un banco di prova della sovranità digitale europea. Al centro non ci sono solo le piattaforme online, ma le infrastrutture di rete.

Secondo l’avvocato Innocenzo Genna, esperto di diritto europeo delle telecomunicazioni, quella contro Cloudflare è una delle azioni di enforcement più incisive mai adottate contro un fornitore di infrastrutture digitali nella lotta alla pirateria.

In qualità di provider DNS e CDN, Cloudflare avrebbe continuato a rendere accessibili contenuti illeciti nonostante ordini di blocco emessi ai sensi della legge antipirateria n. 93/2023, aprendo la strada a possibili iniziative simili in altri Paesi Ue.

Prospettive economiche e di delegittimazione 

Secondo la prospettiva più internazionale di Tom Leighton, CEO di Akamai, la pirateria online non è una questione di libertà di espressione, ma un fenomeno economico globale che danneggia content creator e infrastrutture tecnologiche. 

Più critico l’analista Enrico Signoretti, che legge la reazione di Cloudflare come la dimostrazione dei rischi legati alla dipendenza europea da fornitori extra-Ue. Il richiamo a possibili ridimensionamenti operativi viene interpretato come un segnale che dovrebbe spingere imprese e istituzioni ad adottare strategie tecnologiche più orientate all’Europa.

Dal mondo degli investitori, Gianluca Dettori contesta l’uso della retorica del free speech per delegittimare l’intervento dell’Autorità. A suo avviso, il caso mostra il tentativo di spostare il confronto dal piano normativo a quello ideologico, evitando di riconoscere la legittimità delle regole europee applicate alle infrastrutture digitali.

Anche diversi esperti di diritto delle tecnologie, tra cui l’avvocato Antonino Polimeni, giudicano la risposta del gruppo statunitense più orientata a colpire l’Autorità che a discutere nel merito giuridico della sanzione, inserendo il caso in una tendenza più ampia di delegittimazione delle istituzioni regolatorie.

FAPAV difende AGCOM riguardo l’accusa di censura

Nel dibattito è intervenuta anche la Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali (FAPAV), che respinge le accuse di censura e difende la piena legittimità del provvedimento.

Secondo la Federazione, il Piracy Shield mira a contrastare una pirateria che provoca danni economici per miliardi di euro ogni anno. Per questo, è indispensabile la collaborazione di tutti gli attori della filiera digitale, affinché si rispetti l’obiettivo di tutela del diritto d’autore, degli investimenti e del lavoro delle industrie creative.

Articolo di D.C.G.