Rapporto di Google sul “diritto all’oblio”: in 3 anni rimosso 1 milione di link

Il rapporto fornisce i dati sul volume di richieste, sugli URL rimossi, sugli utenti che hanno inviato richieste e sui contenuti e gli URL dei siti web indicati.

In una sentenza del maggio 2014, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli utenti hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca come Google di rimuovere determinati risultati relativi alle query basate sul nome di una persona. Il motore di ricerca deve conformarsi qualora i link in questione siano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi”, tenuto conto di fattori di interesse pubblico, tra cui il ruolo dell’individuo nella vita pubblica. Le pagine vengono rimosse dai risultati solo in risposta a richieste relative al nome dell’individuo. Google rimuove gli URL da tutti i risultati delle ricerche relativi al territorio europeo e utilizza i segnali di geolocalizzazione per limitare l’accesso all’URL dal Paese della persona che ne richiede la rimozione.

Dal 30 maggio 2014 al 31 dicembre 2017, Google ha rimosso un milione di collegamenti internet. A renderlo noto la stessa Big G, nel suo “Rapporto sulla trasparenza 2018”.
Secondo il Rapporto, sono arrivate richieste di cancellazione per 2,4 milioni di link, il 43,3% delle quali (pari a 1,04 milioni) sono state accolte.

A livello temporale, le richieste nel corso degli anni sono diminuite. A livello nazionale, il 50,6% dei link di cui si è chiesta la cancellazione riguarda segnalazioni provenienti da tre nazioni: Francia, Germania e Regno Unito. Seguono la Spagna, all’8,4% del totale, e l’Italia, con l’8,1%, pari a 190.643 richieste, molte delle quali relative a notizie su siti giornalistici.

Il 33% delle richieste ha riguardato link a social media che contengono informazioni personali, e Francia e Germania sono i Paesi che più hanno inoltrato domande di questo tipo.
Il 20% ha avuto invece a che fare con notizie su casi giudiziari e professionali, finite su siti di informazione o governativi, e qui l’Italia e il Regno Unito sono in testa per numero di domande inviate.

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Riportiamo, in sintesi, alcuni dati generali del Rapporto ed altri riferiti specificamente all’Italia:
Richieste di rimozione: tot. 655.429
URL di cui è stata richiesta la rimozione: 2.439.892
URL rimossi: 901.656 (43,3%)
URL non rimossi: 1.181.486 (56,7%).
Non sono incluse le richieste di rimozione di URL ancora in attesa di revisione o per la cui elaborazione sono necessarie ulteriori informazioni.

Categorie di richiedenti:
Privato: 353.545 (86,7%).

Categorie di siti web che ospitano contenuti di cui è stata richiesta la rimozione:
Directory: 208.970 (19,1%)
Notizie: 192.927 (17,6%)
Social media: 127.160 (11,6)
Vari: 538.800 (49,2%).

ITALIA:
Directory: 12.268 (11,9%)
Notizie: 33.527 (32,6%)
Social media: 7.514 (7,3%)
Vari: 47.511 (46,2%).

Categorie di contenuti di cui è richiesta la rimozione:
Informazioni insufficienti 270.599 (24,7%)
Informazioni professionali 197.578 (18,1%)
Nome non trovato 133.764 (12,2%)
Autoproduzione 84.229 (7,7%)
Attività illegali 67.147 (6,1%)
Illeciti professionali 59.957 (6,6%)
Informazioni personali 59.378 (5,4%)
Vari 173.733 (15,9%).

ITALIA
Informazioni insufficienti 26.325 (25,6%)
Illeciti professionali 15.352 (14,9%)
Nome non trovato 13.913 (13,5%)
Informazioni professionali 12.742 (12,4%)
Attività illegali 10,053 (9,8%)
Vari 11,502 (11,2%).

Siti più interessati:
Annuaire: 118712.fr URL rimossi 7.711
Facebook: URL rimossi 6.860
Scontent.cdninstagram: URL rimossi 6.313
Twitter.com: URL rimossi 5.483
Plus.google: URL rimossi 3.318
Youtube: URL rimossi 3.304.