Commissione Giustizia: stop al carcere per giornalisti per il reato di diffamazione a mezzo stampa

Terminati l’esame e la discussione della nuova norma sulla diffamazione a mezzo stampa da parte della Commissione Giustizia del Senato. Adesso il provvedimento passerà in Aula. 

Finalmente è stato confermato dalle istituzioni lo stop definitivo al carcere per i giornalisti per il reato di diffamazione. La norma italiana, criticata anche a livello europeo LINK, è stata sostituita da una serie di altre norme che prevedono procedure più chiare e trasparenti per le rettifiche, nuove sanzioni pecuniarie e estensione della normativa alle testate on line, oltre che radio-tv. 

La questione sulle sanzioni economiche è ancora da definire nel dettaglio: per ora la sanzione massima, nel testo approvato dalla commissione, è fissata a 50 mila euro (in caso di attribuzione di un fatto determinato falso, diffuso con la consapevolezza della sua falsità), sanzione che in ogni caso si intenderebbe abbassare dopo le varie critiche giunte dall’intero settore. 

Il Senatore M5S Arnaldo Lomuti, conferma che la discussione ancora in atto riguarda l’entità del ribasso. Anche perché, la decisione dell’ammontare dell’importo dovuto, è fondamentale anche in relazione allo stato del settore, delle testate online in particolare. Infatti, lo stesso Senatore Caliendo (FI), ha affermato:

“Una sanzione massima di 50mila euro ha una natura estremamente afflittiva specie in considerazione delle condizioni economiche del ceto giornalistico, per cui finirebbe con l’essere percepita come draconiana e peggiorativa rispetto a quella detentiva attualmente prevista”.

In ogni caso, il Sen. Lomuti, si ritiene soddisfatto dell’obbiettivo raggiunto:

“Si conclude un lungo processo di confronto che ci consente di portare al voto dell’assemblea un testo ampiamente condiviso. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere definitivamente, ma su cui c’è una intesa di massima: quello sull’ammontare massimo della sanzione pecuniaria, ora fissato a 50mila euro e che si intende ridurre, e l’altro sul foro di competenza in caso di liti giudiziarie. Abbiamo deciso di non bloccarci in commissione per questo, ma demandare al passaggio in assemblea la definitiva messa a punto”.

Poi, sul tema riguardante il foro di competenza in caso di ricorso al giudice, che al momento sarebbe quello della residenza del diffamato, Lomuti aggiunge: “Stiamo valutando la possibilità di legarlo alla sede della testata, anche se questo pone alcuni problemi, soprattutto con quelle online, che possono avere sede anche all’estero. Insomma stiamo cercando la soluzione migliore sul punto”. 

Tra l’altro, il passaggio in aula del ddl sulla diffamazione avverrà in contemporanea al ddl sulle liti temerarie. “Sono ottimista – prosegue Lomuti – nonostante il Parlamento sia in questo periodo fortemente impegnato con la conversione dei numerosi decreti legati all’emergenza del Coronavirus, conto che prima della pausa estiva, a fine luglio, possa esserci il primo via libera del Senato sui due provvedimenti, che poi passeranno al vaglio della Camera”.